Comunità Montana Agno - Chiampo

Piano pluriennale per la prevenzione della corruzione

PIANO TRIENNALE DI PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE 2013 – 2015

(approvato con Decreto Commissariale n° 12 del 27 gennaio 2014)

 

articolo 1, commi 8 e 9, della legge 6 novembre 2012 numero 190 recante le disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione.

 

 

1. Il Piano triennale di prevenzione della corruzione

 

A livello periferico, la legge 190/2012 impone all’organo di indirizzo politico l’adozione del Piano triennale di prevenzione della corruzione, su proposta del responsabile anticorruzione, ogni anno entro il 31 gennaio, sulla base del Piano nazionale anticorruzione predisposto dal Dipartimento della Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

 

Gli enti locali devono trasmettere il Piano triennale di prevenzione della corruzione (di seguito Piano) al Dipartimento della Funzione Pubblica ed alla Regione di appartenenza.

 

2. Il termine per l’approvazione del Piano

 

Come già precisato, il Piano deve essere approvato dall’organo di indirizzo politico ogni anno entro il 31 gennaio.
Solo per l’anno 2013, primo esercizio di applicazione delle norme anticorruzione, l’articolo 34-bis del decreto legge 179/2012 (convertito con modificazioni dalla legge 221/2012)
ha prorogato il termine di approvazione al 31 marzo 2013.

 

La legge 190/2012 rinvia a successive intese, assunte in sede di Conferenza unificata, la fissazione degli adempimenti e dei termini riservati agli enti locali per la stesura del Piano.

 

La proposta di Piano deve essere tempestivamente predisposta dal responsabile della prevenzione della corruzione. Qualora nell’ente fosse commesso un reato di corruzione, accertato con sentenza passata in giudicato, il responsabile della prevenzione sarebbe chiamato a risponderne personalmente qualora non potesse dimostrare di aver predisposto, prima della commissione del fatto, il Piano e di aver vigilato sulla sua applicazione ed osservanza.

 

Per queste motivazioni, il sottoscritto Dottor Stefano Guiotto, nominato Responsabile della prevenzione della corruzione con decreto del Commissario straordinario n.11 del 27/02/2014, propone al medesimo il seguente Piano anticorruzione.

 


SOMMARIO

 

1. INDIVIDUAZIONE DELLE ATTIVITÀ A PIÙ ELEVATO RISCHIO DI CORRUZIONE NELL’ENTE

 

1.1 Le attività a rischio di corruzione

 

1.2 Le attività cui assicurare i “livelli essenziali” di controllo

 

 

2. I MECCANISMI DI FORMAZIONE IDONEI A PREVENIRE IL RISCHIO DI CORRUZIONE

 

 

3. OBBLIGHI DI INFORMAZIONE NEI CONFRONTI DEL RESPONSABILE CHIAMATO A
VIGILARE SUL FUNZIONAMENTO E SULL'OSSERVANZA DEL PIANO.

 


4. MONITORAGGIO DEL RISPETTO DEI TERMINI, PREVISTI DALLA LEGGE O DAI
REGOLAMENTI, PER LA CONCLUSIONE DEI PROCEDIMENTI.

 


5. MONITORAGGIO DEI RAPPORTI TRA L'AMMINISTRAZIONE E I SOGGETTI “ESTERNI”

 


6. OBBLIGHI DI TRASPARENZA

 


7. COMPITI DEL RESPONSABILE DELLA PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE 

 


8. COMPITI DELL’ORGANISMO DI VALUTAZIONE .

 

 

1. INDIVIDUAZIONE DELLE ATTIVITÀ A PIÙ ELEVATO RISCHIO DI CORRUZIONE NELL’ENTE

 

Ai sensi dell’art. 3 legge 241-1990 e l.r. 10-1991 e ss. mm. ii., fanno parte integrante e sostanziale del presente piano di prevenzione della corruzione:

 

a) le strategie, le norme e i modelli standard successivamente definiti con il DPCM indicato all’art. 1, comma 4, legge 190 del 2012;
b) le linee guida contenute nel piano nazionale anticorruzione;

 

1.1 Le attività a rischio di corruzione

 

Le attività a rischio di corruzione (art. 1 comma 4, comma 9 lett. “a”), sono individuate nelle seguenti:

 

a) materie oggetto di incompatibilità, cumulo di impieghi e incarichi; (art. 53 d.lgs. 165/2001modificato dai commi 42 e 43);
b) materie oggetto di codice di comportamento dei dipendenti dell’Ente; (art. 54 d.lgs. 165/2001cfr. comma 44);
c) materie il cui contenuto è pubblicato nei siti internet delle pubbliche amministrazioni art. 54 d.lgs. 82/2005 (codice amministrazione digitale);
d) retribuzioni dei dirigenti e tassi di assenza e di maggiore presenza del personale (art. 21 legge 69/2009);
e) trasparenza (art. 11 legge 150/2009);
f) materie oggetto di informazioni rilevanti con le relative modalità di pubblicazione individuate
con DPCM ai sensi del co. 21 dell’ art. 1 legge 190/2012.

 


1.2 Le attività cui assicurare i “livelli essenziali” di controllo

 

Tutte le attività a cui devono essere assicurati livelli essenziali nelle prestazioni, mediante la pubblicazione, nei siti web istituzionali dell’Ente, delle informazioni relative ai procedimenti amministrativi; le seguenti attività, sono configurate a rischio di corruzione, in quanto rientranti nel presente piano:

 

1. le attività oggetto di autorizzazione o concessione;
2. le attività nelle quali si sceglie il contraente per l’affidamento di lavori, forniture e servizi,
anche con riferimento alla modalità di selezione prescelta ai sensi del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163;
3. le attività oggetto di concessione ed erogazione di sovvenzioni, contributi, sussidi, ausili finanziari, nonché attribuzione di vantaggi economici di qualunque genere a persone ed enti pubblici e privati;
4. i concorsi e prove selettive per l’assunzione del personale e progressioni di carriera di cui all’articolo 24 del citato decreto legislativo n. 150 del 2009;
5. le attività connesse alla spending review: adesione convenzioni telefonia, consip, ect.
6. dichiarazioni salario accessorio;
7. controllo della presenza;
8. opere pubbliche gestione diretta delle stesse; attività successive alla fase inerente l'aggiudicazione definitiva;

 

 

2. I MECCANISMI DI FORMAZIONE IDONEI A PREVENIRE IL RISCHIO DI CORRUZIONE

 

1. L’Ente approva il Piano Annuale di Formazione inerente le attività a rischio di corruzione.

 

2. Nel piano di formazione si indicano:

- le materie oggetto di formazione corrispondenti alle attività indicate agli articoli 1 e 2 del presente Piano, nonché sui temi della legalità e dell’etica;

- i dipendenti, i funzionari, i dirigenti che svolgono attività nell’ambito delle materie sopra citate;

- il grado di informazione e di conoscenza dei dipendenti nelle materie/attività a rischio di corruzione;
- le metodologie formative: prevedendo la formazione applicata ed esperienziale (analisi dei rischi tecnici) e quella amministrativa (analisi dei rischi amministrativi); ciò con vari meccanismi di azione (analisi dei problemi da visionare, approcci interattivi, soluzioni pratiche ai problemi ecc.);
- la individuazione dei docenti;
- un monitoraggio sistematico della formazione e dei risultati acquisiti.

 

4. L’organizzazione di apposite iniziative formative, il cui costo nel caso di risorso a professionalità esterne deve trovare copertura nel bilancio di previsione annuale;

 

5. Il personale docente esterno viene individuato, entro tre mesi dalla approvazione del piano, con procedura ad evidenza pubblica, con il sistema dell’offerta economicamente vantaggiosa, finalizzato a valutare il miglior progetto di formazione triennale;

 

6. Il Responsabile della prevenzione della corruzione, con la definizione del piano di formazione, assolve la definizione delle procedure appropriate per selezionare e formare i dipendenti destinati ad operare in settori particolarmente esposti alla corruzione.

 

 

3. OBBLIGHI DI INFORMAZIONE NEI CONFRONTI DEL RESPONSABILE CHIAMATO A VIGILARE SUL FUNZIONAMENTO E SULL'OSSERVANZA DEL PIANO.

 

1. Ai fini della massima trasparenza dell’azione amministrativa e dell’accessibilità totale agli atti dell’amministrazione, nel caso delle attività di cui agli articoli 1 e 2, i provvedimenti conclusivi il procedimento amministrativo devono essere assunti preferibilmente in forma di determinazione amministrativa o, nei casi previsti dall’ordinamento, di deliberazione giuntale o consiliare.
Determinazioni e deliberazioni, come di consueto, sono prima pubblicate all’Albo pretorio online, quindi raccolte nelle specifica sezione del sito web dell’ente e rese disponibili, per chiunque, a tempo indeterminato.
2. I provvedimenti conclusivi devono riportare in narrativa la puntuale descrizione del procedimento svolto, e a norma dell’articolo 3 della legge 241/1990, devono sempre essere motivati con precisione, chiarezza e completezza.

 

 

4. MONITORAGGIO DEL RISPETTO DEI TERMINI, PREVISTI DALLA LEGGE O DAI REGOLAMENTI, PER LA CONCLUSIONE DEI PROCEDIMENTI.

 

1. Il monitoraggio del rispetto dei termini di conclusione dei procedimenti è oggetto del più ampio programma di misurazione e valutazione della performance individuale e collettiva (ex decreto legislativo 150/2009) e di controllo della gestione secondo gli articoli 147, 196 – 198-bis del decreto legislativo 267/2000 e smi.
2. Il rispetto dei termini di conclusione dei procedimenti sarà oggetto di verifica anche in sede di esercizio dei controlli preventivo e successivo di regolarità amministrativa normati con regolamento comunale approvato con deliberazione del consiglio in data 16.01.2013 (deliberazione numero 2).

 

5. MONITORAGGIO DEI RAPPORTI TRA L'AMMINISTRAZIONE E I SOGGETTI “ESTERNI”

 

1. Attuare il monitoraggio dei rapporti tra l'amministrazione e i soggetti che con la stessa stipulano contratti o che sono interessati a procedimenti di autorizzazione, concessione o erogazione di vantaggi economici di qualunque genere, anche verificando eventuali relazioni di parentela o affinità sussistenti tra i titolari, gli amministratori, i soci e i dipendenti degli stessi soggetti e i dirigenti e i dipendenti dell'amministrazione.

 

6. OBBLIGHI DI TRASPARENZA

 

1. La trasparenza è assicurata mediante la pubblicazione, nel sito web dell’Ente e mediante la trasmissione alla Commissione di cui al co. II art. 1 della legge 190/2012 (cfr. comma 27):

 

a) delle informazioni relative alle attività indicate all’art. 2 nel presente piano, tra le quali è più elevato il rischio di corruzione;
b) delle informazioni relative ai procedimenti amministrativi, secondo criteri di facile accessibilità, completezza e semplicità di consultazione, nel rispetto delle disposizioni in materia di segreto d'ufficio e di protezione dei dati personali.
c) dei bilanci e conti consuntivi, nonché dei costi unitari di realizzazione delle opere pubbliche e di produzione dei servizi erogati ai cittadini. Le informazioni sui costi sono pubblicate sulla base di uno schema tipo redatto dall'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture;
d) delle informazioni sui costi indicate nello schema tipo da adottarsi da parte della Autorità di vigilanza sui contratti pubblici di lavori, forniture e servizi
e) delle informazioni di attuazione dei protocolli di legalità o delle regole integrità indicate nel presente piano.

 

2. L’Ente rende noto, tramite il proprio sito web istituzionale, gli indirizzi di posta elettronica certificata cui il cittadino può rivolgersi per trasmettere istanze ai sensi dell'articolo 38 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n.445, e successive modificazioni, e ricevere informazioni circa i provvedimenti e i procedimenti amministrativi che lo riguardano.

 

3. L’Ente, nel rispetto della disciplina del diritto di accesso ai documenti amministrativi di cui al capo V della legge 7 agosto 1990, n.241, e successive modificazioni, in materia di procedimento amministrativo, rende accessibili in ogni momento agli interessati le informazioni relative ai provvedimenti e ai procedimenti amministrativi, ivi comprese quelle relative allo stato della procedura, ai relativi tempi e allo specifico ufficio competente in ogni singola fase.

 

4. Le stazioni appaltanti, con riferimento ai procedimenti di scelta del contraente per l'affidamento di lavori, forniture e servizi, anche con riferimento alla modalità di selezione prescelta ai sensi del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n.163, sono in ogni caso tenute a pubblicare nei propri siti web istituzionali, in formato digitale standard aperto:
- la struttura proponente;
- l'oggetto del bando; l'elenco degli operatori invitati a presentare offerte; l'aggiudicatario;
- l'importo di aggiudicazione; i tempi di completamento dell'opera, servizio o fornitura;
- l'importo delle somme liquidate. Entro il 31 gennaio di ogni anno, tali informazioni, relativamente all'anno precedente, sono pubblicate in tabelle riassuntive rese liberamente scaricabili in un formato digitale standard aperto che consenta di analizzare e rielaborare, anche a fini statistici, i dati informatici.
5. trasparenza sulle retribuzioni dei dirigenti e sui tassi di assenza e di maggiore presenza del
personale (art. 21 legge 69/2009).

 

7. COMPITI DEL RESPONSABILE DELLA PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE

 

1. Il Responsabile della prevenzione della corruzione:

 

a) propone il piano triennale della prevenzione entro il 15 dicembre di ogni anno;
b) presenta, entro il mese di febbraio 2014 e di ogni anno successivo, alla Giunta la relazione del rendiconto di attuazione del piano dell’anno di riferimento;
d) propone ove possibile al Presidente la rotazione, con cadenza triennale, degli incarichi dei dirigenti e dei Responsabili delle posizioni organizzative;
e) individua il personale da inserire nei programmi di formazione;
f) verifica, almeno tre mesi prima della scadenza dei contratti aventi per oggetto la fornitura dei beni e servizi, la avvenuta indizione, da parte dei dirigenti, delle procedure di selezione secondo le modalità indicate dal d.lgs. 163/2006;
g) procede con proprio atto (per le attività individuate dal presente piano, quali a più alto rischio di corruzione) alle azioni correttive per l’eliminazione delle criticità; ciò in applicazione del regolamento sui controlli interni con riferimento ai procedimenti del controllo di gestione e in particolare al monitoraggio con la applicazione di indicatori di misurazione dell’efficacia ed efficienza (economicità e produttività);
h) approva, entro quattro mesi dalla approvazione del piano di prevenzione della corruzione, previa proposta dei dirigenti, il piano annuale di formazione della propria direzione, con esclusivo riferimento alle materie inerenti le attività a rischio di corruzione individuate nel presente piano;

 

8.COMPITI DELL’ORGANISMO DI VALUTAZIONE

 

1. I componenti dell' Organismo di valutazione sono designati dal Presidente previa valutazione
dei curricula e mediante procedure ad evidenza pubblica rese note nell’albo pretorio.
2. L'Organismo di valutazione verifica la corretta applicazione del piano di prevenzione della
corruzione da parte dei dirigenti.
3. La corresponsione della indennità di risultato dei Responsabili delle posizioni organizzative, dei
dirigenti e del Segretario Generale nella qualità di Responsabile della prevenzione della
corruzione, con riferimento alle rispettive competenze, è direttamente e proporzionalmente
collegata alla attuazione del piano triennale della prevenzione della corruzione dell’anno di
riferimento.

 


Valdagno, 27 gennaio 2014 Il Responsabile
Dott. Stefano Guiotto